martedì 31 dicembre 2013

Verso le Terre dell'Azzardo


Il 12 ottobre del 1492 i marinai delle caravelle di Cristoforo Colombo, esausti e sfiancati dal lungo viaggio, gettano per la prima volta nella baia di Guanahani (oggi San Salvador) le ancore delle tre caravelle. E' l'inizio di un nuovo corso che in pochi anni coinvolgerà il mondo intero. Infatti,  nello stesso istante in cui Cristoforo Colombo ordina ai marinai di calare le scialuppe per raggiungere la riva, nasce uno dei più affascinanti miti della storia moderna. La scoperta del Nuovo Mondo e le vicende che si rincorrono nel corso di quattro secoli, (1492 -1892) creano, alimentano e saziano l'epopea western. Un incrollabile mito che ancora oggi solletica l'immaginazione. Tutto inizia con la la diffusione in Europa delle prime notizie provenienti dalle nuove terre. L'esistenza di favolosi “Eldorado” ai confini settentrionali del Messico, le ricche ed  inesplorate foreste dei gelidi territori dei Grandi Laghi, le polverose praterie con le  possenti mandrie di bisonti, gli impetuosi fiumi lungo i quali le  tribù dei nativi costruiscono i loro villaggi alimentano le più fervide fantasie. Le suggestioni di questi immensi e selvaggi territori ispirano gli animi degli uomini più avventurosi i quali, spinti da un irrefrenabile sete di conoscenza, s'imbarcano nei porti europei su gracili vascelli  pur di metter piede sulle terre dell'azzardo. E' un diverso modo di concepire la vita. E' una dimensione tutta speciale dove sembra che l'avventura non abbia mai termine. Purtroppo non sarà sempre così. Infatti l'inesorabile  sviluppo dell'industria e della modernità imprigionano il rude cowboy ed il bellicoso guerriero indiano in una sorta di nostalgico oblio romanzesco. L'epopea Western perde il proprio valore reale e viene relegato nelle incorruttibili  pagine della leggenda. Nel percorso di quest'analisi non si è preso  in   considerazione le vicende dei grandi personaggi storici come  Giuseppe Garibaldi, Amerigo Vespucci, Giovanni da Verrazzano, Antonio Meucci  che già posseggono per motu  proprio un posto nella storia americana ma ci si è soffermati a descrivere le storie e le umane vicende  della  gente comune che nel proprio piccolo e inconsapevolmente hanno speso la propria esistenza nei territori del "Nuovo Mondo".  La domanda alla quale si tenta di rispondere è la seguente: si è certi  che la formazione del mito del  Far West  sia  figlio esclusivamente  della cultura inglese?
Sembrerebbe di  si. In effetti,  se si fa  eccezione per alcune sacche di cultura francese in Lousiana e in Canada e di alcune influenze spagnole in California, Texas e Florida, quasi tutti i territori dell'America del Nord subiscono sin dalla loro scoperta un inarrestabile e continuo processo di inglesizzazione che diventerà elemento portante della colonizzazione americana. La predominante cultura anglofila diviene, nel corso dei secoli, il più essenziale se non l'unico strumento di completa integrazione nelle terre del nuovo mondo. In questo contesto la società americana si sviluppa intorno a quelli che sono i principi fondanti del mondo anglosassone. La lingua, la religione, la gestione e l'organizzazione delle istituzioni e della giustizia, l'apparato militare e le regole per lo sviluppo dei rapporti sociali e civili vengono direttamente importati ed assimilati dalla lontana Inghilterra.  Di conseguenza, anche i flussi emigratori diretti verso le terre americane sono gestiti dall'onnipresente amministrazione inglese. Le rotte, i porti, le navi e le stesse compagnie di navigazione  sono sotto lo stretto controllo inglese che influenza i grandi flussi migratori provenienti dal “Vecchio Continente”. In questo contesto s'incoraggiano le immigrazioni delle popolazioni del Nord Europa più facilmente assimilabili dalla cultura inglese come gli irlandesi, scozzesi, tedeschi, belgi, olandesi, svizzeri, russi e boemi a discapito delle popolazioni provenienti dal bacino del Mediterraneo come i greci, slavi, nordafricani, ciprioti e turchi. Quindi gli italiani, simbolo stesso della cultura  mediterranea, trovano difficoltà ad inserirsi ed a partecipare alla colonizzazione del nuovo mondo. A ciò bisogna aggiungere che  l'Italia sino al 1865 non è uno stato unitario e quindi non dispone di ambasciate,  consolati, e quindi di una  politica estera mediante la quale stipulare accordi commerciali, militari e culturali con l'Inghilterra, in più,  la crescente discriminazione culturale verso i latini stigmatizzata da un ossessionante sentimento anticattolico ed antipapalino degli inglesi  contribuiscono efficacemente alla esclusione degli italiani dal processo di colonizzazione delle terre d'America. Quindi, a parte   il massiccio ed epocale  flusso emigratorio di natura economia  agli inizi del 1900 non risulta essersi verificata nessun altra precedente emigrazione di massa di italiani verso le terre americane. In considerazione di tutto ciò si può affermare che gli italiani non fossero presenti nell'epopeica formazione del vecchio west ?
Sembrerebbe vero ma alcune ricerche dimostrerebbero il contrario.
Ma allora come hanno fatto questi uomini a raggiungere  l' "America"?
Nel corso degli anni si sono creati in modo automatico e naturale diversi metodi per affrontare la lunga e pericolosa attraversata dell'Atlantico. I sistemi adottati dagli italiani altro non sono che l'espressione diretta della loro stessa condizione sociale. Infatti il metodo e la natura del viaggio è la diretta espressione  della propria condizione politica, religiosa, sociale, economica e culturale. Vediamo, quindi,  che i nobili, ricchi mercanti, diplomatici, blasonati, adepti  di logge massoniche raggiungono con mezzi propri e in epoche diverse l'America. Questi individui, fieri ed orgogliosi della propria italianità, non abbandonano  la propria nazionalità e la propria identità. Al contrario invece  dei poveri, dei popolani e dei contadini  che,  arruolati di forza nei reggimenti delle truppe  francesi e spagnole, vengono inviati da militari nelle colonie americane. Purtroppo, questi italiani, per un inevitabile processo di cameratismo obbligato  perdono la propria identità nazionale accettando di diventare sudditi  dello stato per il quale combattono. Allo stesso modo interi nuclei di famiglie italiane sono  costretti a  nascondere la propria  identità pur di raggiungere il sogno americano. Essi  scelgono la strada più tortuosa e più scomoda. Difatti, si trasferiscono in Gran Bretagna, in Olanda o in Germania  dove, dopo una adeguata permanenza, ricevono nuovi "passaporti"  idonei per imbarcarsi per l'America.  Questa prassi è stata per gli italiani una sorta di annullamento dell'identità personale in quanto, in diverse occasioni, prima di partire, molti individui hanno dovuto inglesizzare il proprio cognome facendo perdere le tracce della loro nazionalità originale. Sono stati costretti a troncare il cognome Brunetti in Brunett – Pannelli in Pannel – Lombardi in Lombard oppure hanno aggiunto consonanti ai loro cognomi come nel caso di Anna che diviene Hanna. Altri ancora come i componenti della famiglia dei Tagliaferro sono diventati nel corso degli anni Tallfer, Tolliver, Tolver. Allo stesso modo i componenti della famiglia siciliana dei Pacetti sono diventati nel mondo americano Paxett, Pacetty, Padcett, Paxetty. I Canova si dichiarano olandesi trasformando il proprio cognome in Cazeneuvs, e un Trotti si dichiara cittadino tedesco con un improbabile “Von Trotti”. Vi è poi la grossa schiera dei rifugiati politici e perseguitati religiosi (Valdesi , Ugonotti, Ebrei) che costituiscono un altra categoria di italiani che raggiungono l'America con un altro sistema. Essi sfruttano e utilizzano i mezzi, i contatti e le coperture delle proprie organizzazioni religiose e/o politiche. Anche in questo caso, per aspetti oggettivi strettamente connessi alla propria situazione di perseguitati, si perdono le  loro tracce. In questo caso la nobile famiglia siciliana dei Crifasi raggiunge il Canada, al seguito delle truppe francesi, sotto le spoglie dei De Crifasy, mentre l'esploratore Tonti  in America è per i francesi Henry De Tonty. Poi vi sono  i religiosi della   Chiesa Cattolica che con le sue organizzazioni, prime fra tutte  dei Gesuiti e dei Francescani, invia nella lontana America schiere di frati, monaci e sacerdoti con il compito di evangelizzare le nuove terre. In questo cammino vi sono esempi di uomini che danno un grande contributo alla formazione  della nascente nazione americana. In questo caso le origini e i cognomi degli ecclesiastici che prendono parte alla grande avventura americana sono noti e ben considerati nella storia del nuovo mondo. I deportati, che invece sono  costretti ad abbandonare l'Italia con la forza, costituiscono il primo grande e massiccio flusso di immigrati di soli maschi italiani  che raggiunge l'America. Essi per la maggior parte sono i reduci del Regio Esercito delle Due Sicilie sconfitto dai Mille di Garibaldi che si rifiutano di giurare fedeltà all'Esercito Piemontese e scelgono la strada della deportazione forzata in Alabama, Georgia e Lousiana. Ed infine i patrioti risorgimentali i quali, alla fine della guerra d'unificazione della penisola italiana, pur di seguire i principi di giustizia e libertà e pur di soddisfare la propria fame di avventura, raggiungono le terre americane per arruolarsi tra le  truppe nordiste. Questo in sintesi sono i modi con i quali si forma nel tempo la variegata moltitudine di italiani che partecipano senza  ufficialità alla formazione del  Vecchio Selvaggio West. E in questo Blog si raccontano le loro storie.

giovedì 5 settembre 2013

Un Tutore della Legge

Sin dal 1882, Giovanni Cordano, si stabilisce a Portland in Oregon. Orfano di entrambi i genitori, Giovanni, parte da Genova, città nella quale nasce il................ raggiungere la tanto sospirata America. Come già detto i suoi genitori Pietro e Teresa muoiono entrambi in Italia e pertanto, il tredicenne Giovanni, attraversa da solo l'Oceano Atlantico e sbarca a Castle Garden a New York. Abbandonato a se stesso e senza alcun aiuto materiale e morale, il giovane genovese, sente, sin dai primi passi in terra americana, l'esigenza di procurarsi un reddito per essere in regola con la legge americana che mal sopporta vagabondi e fannulloni. Per questa ragione si trasferisce a Portland nella Contea di Multnomah dove inizia a lavorare come lustrascarpe. E' l'inizio dell'avventura americana. Giovanni, in breve tempo, diviene un abile e stimato commerciante. Investe i propri capitali, frutto di lavoro e risparmio, per avviare e sviluppare una compagnia mercantile che opera nel commercio del pesce e del pollame. Anche se gli affari vanno bene non è certamente questo il destino dell'intrepido genovese. Egli sente che può contribuire ancor di più allo sviluppo delle gelide terre del Nord America. Difatti, nel 1890 è nominato "Deputy Sheriff" cioè vice sceriffo da George...continua

giovedì 22 agosto 2013

Italiani ad Alamo e a San Jacinto

Cassini Giuseppe o Josè Cassiano, come è chiamato in terra texana, nasce a San Remo nel 1787. E' un esperto marinaio che trova facile imbarco sulle navi in transito nel porto di Genova sulle quali solca tutti i mari. Il giovane, cosa alquanto strana per il periodo, è in possesso di un passaporto inglese emesso a Gibilterra. Per questa ragione, si suppone, nel 1812, sbarca senza alcuna difficoltà a New Orleans la più grande città dello stato della Louisiana. Qui si dedica al commercio e in breve tempo acquista, investendo i proventi dei suoi floridi affari, una notevole estensione di terreno diventando uno dei più importanti latifondisti del territorio. In queste vaste regioni il marinaio Giuseppe Cassini si trasforma in abile mercante. Alla testa dei suoi convogli di carri compie frequenti viaggi tra il Texas e la Louisiana trasportando qualsiasi tipo di merce: cuoiame, carne secca, tabacco, sementi, polvere da sparo, attrezzi e materiale per costruzioni. Non disdegna di avere rapporti anche con i bellicosi Apache e Comanche con i quali instaura rapporti di leale amicizia. Ma la vita da mercante non lo soddisfa pienamente difatti, dopo qualche anno, vende tutti i possedimenti in Lousiana e si trasferisce definitivamente a San Antonio nella Contea di Bexar in Texas. Nei territori del Texas del sud acquista ancora una volta immense estensioni di terreni che impiega nell'allevamento di bestiame. Nel 1821 il Messico strappa alla Spagna lo stato del Texas e immediatamente, Giuseppe, da buon cittadino americano, abbraccia la causa dell'indipendenza  texana. Si arruola come  volontario del costituente esercito texano partecipando a diversi scontri con le truppe messicane fra la quali, nel dicembre del 1835, l'assedio della fortezza di Bexar. Conosce e diventa amico dei grandi eroi americani come William Travis, Sam Houston, Stephen Austin e James Bowie. Conquista la fiducia del Generale Rusk, segretario della guerra, il quale gli conferisce poteri speciali. Ormai la sua fama è riconosciuta su tutto il territorio. Quando i combattenti volontari americani giungono in città si dirigono direttamente nel suo magazzino dove sanno di poter trovare un sicuro rifugio, rifornimenti, armi e viveri. Durante la notte, nei momenti più tranquilli evitando le ronde messicane, Josè, trasferisce i volontari nel suo ranch di Calaveras da dove successivamente li accompagna a Forte Alamo. Ma il suo contributo alla causa texana non si limita solo nello spostamento di uomini e armi. Egli con l'aiuto di  alcuni indiani Choctan, svolge l'attività di scout lungo il corso del Rio Grande con lo scopo di spiare e comunicare al colonnello William B. Trevis i movimenti delle truppe del Generalissimo Antonio Lopez di Santana. Il 16 Marzo del 1836 sta per raggiungere la guarnigione di Alamo per unirsi ai valorosi combattenti quando gli giunge la tragica notizia della sanguinosa disfatta. Alla fine della guerra, quando il Texas è ormai uno stato americano, Giuseppe Cassini, continua la sua opera di pioniere e colonizzatore. Viene eletto assessore nella città di San Antonio e contribuisce con i propri denari alla costruzione della cattedrale di San Fernando a Bexar. Si racconta che nei giorni che seguirono la dichiarazione di indipendenza del Texas, Cassini, accoglie nella sua fattoria le carovane dei coloni che giungono in Texas per prendere possesso delle nuove terre. Giuseppe Cassini, eroe della guerra di indipendenza del Texas, muore nel 1862 e il suo corpo e seppellito nel cimitero di di San Fernando a San Antonio.
In quei stessi giorni e nello stesso territorio un altro italiano vive la sua straordinaria avventura americana. Si tratta di Prospero Bernardi nato probabilmente all' Aquila nel 1794. Le cronache e lo qualificano come un prospero commerciante. All'età di quarantadue anni, si imbarca a bordo del vascello americano Pennsylvania come volontario per l'indipendenza del Texas. Mosso da ferrei ideali di libertà, dopo un lungo viaggio sbarca a New Orleans dove si arruola nella milizia del capitano A.Turner denominata Volontari di New Orleans. Per il coraggio e l'ardimento in battaglia si distingue in diverse occasioni ma è nella battaglia di San Jacinto che l'italiano è definitivamente consacrato nella storia del Texas. In particolare nel pomeriggio del 21 aprile del 1836 le truppe del generale messicano Antonio Lopez di Santa Anna sono a riposo all’ombra degli alberi sulla piana di San Jacinto, quando improvvisamente, come d’incanto, l’eterogenea “armata” dei volontari dell’esercito texano del comandante Sam Houston appare all’orizzonte. Sono sufficienti pochi attimi alle coraggiose truppe americane, anche se scarsamente armate, per sferrare un poderoso e violento attacco alla milizia messicana, la quale, presa dal panico, sbaraglia disordinatamente. Al grido di "Remember Alamo" la battaglia, violenta e intensa,  dura alcune dozzine di minuti. Le truppe di Houston non cessarono di combattere finché non credettero di aver vendicato il massacro dei loro commilitoni perpetuato dal generale Santa Anna ad Alamo. Il campo di battaglia è coperto dai corpi di centinaia di soldati messicani mentre tra le fila degli americani si contano solo una decina di vittime. La vittoria è così schiacciante che in tale occasione il Texas mette le basi per conquistare l'agognata indipendenza. La guerra continua ancora per qualche mese e, purtroppo, in un altro conflitto a fuoco, Propsero, è ferito mortalmente alla colonna vertebrale. Per questa ragione a Galverston nel 1837 viene congedato con tutti gli onori dalla Compagnia del Comandante John Smith. Il valoroso comportamento, l'audacia e il coraggio mostrato da Prospero Bernardi in azioni militari è così evidente che le autorità texane sentono il dovere di riconoscere all'eroe due alte onorificenze. Da questo momento del pioniere italiano che ha combattuto per l'indipendenza  del Texas si perdono le tracce. Si suppone che Prospero si ritiri a vita privata sino alla fine del 1837 anno in cui, a cause dei postumi delle ferite riportate in battaglia, la morte lo porta via. In onore e memoria dell’eroico soldato italiano, una statua raffigurante le sua effigia è situata alla Hall State Fair Park in Dallas.

mercoledì 7 agosto 2013

Nel Far West nel nome di Dio

Giacomo Bertocchi nasce a San Germano in provincia di Torino il 29 luglio del 1838. Ultimo di cinque figli nati in una famiglia di agricoltori di religione valdese. Orfano di madre, nella primavera del 1854, s'imbarca con i fratelli Daniele, Antonietta, Giovanni e Margherita sul vascello “ J.M. Wood” da Liverpool con destinazione America. Insieme ai Bertocchi nell'occasione partono altre famiglie italiane come i Cardon, i Pons, i Beus i Bonnetti. Dopo una navigazione di alcune settimane Giacomo  sbarca a New Orleans da dove inizia il viaggio verso lo Utah. Il primo periodo di permanenza in America è segnato dalla morte della sorella Margherita avvenuta per colera durante la navigazione del Mississippi. Le difficoltà del viaggio, l'asprezza dei territori e il continuo pericolo non gli creano nessuna esitazioni o tentennamento nemmeno quando i suoi fratelli vengono assegnati ad un altro convoglio. Infatti una parte del gruppo di emigranti si unisce alla carovana mormone, formata da circa 150 carri, di R. Campbell mentre gli altri  viaggiano con la carovana della compagnia di W. Empey. Durante il viaggio il fratello maggiore Giovanni, muore in Nebraska nei pressi di Fort Kearny. Nello stesso periodo l'altro fratello Daniele è vittima di una brutto incidente che gli impedirà  l'uso delle gambe per diverso tempo. Ma Giacomo è forte e temprato e nell'ottobre dello stesso anno raggiunge Salt Lake. Qui, trova lavoro in una fattoria dove il capo mandriano è un altro italiano di religione valdese: Giuseppe Toronto. Nel frattempo riceve la notizia della morte del padre avvenuta a Mormon Grove in Kansas mentre era in viaggio per raggiungerlo. Il lavoro di cowboy è duro ed impegnativo ma Giacomo ormai irrobustito dalla vita di frontiera, non si ferma davanti a nessun ostacolo. Nel 1878 sposa la giovane di origine inglese Ann Cutliffe che lo rende padre di ben tredici figli e si trasferisce nel territorio di Pleasant Green dove mette su una fattoria. Nel 1884 viene ordinato Pastore Mormone. Uomo di grande integrità morale, onestà e lealtà con un incrollabile fede in Dio, Giacomo, raggiunge ottimi traguardi. Nel 1880, diviene socio della Salt Lake Canal Company. La società ha lo scopo di regolare, gestire ed amministrare le acque del Jordan River e del Utah Lake. Nella circostanza la compagnia progetta e costruisce una serie di canali di irrigazione per rendere fertili e produttivi migliaia di acri di arida terra. Giacomo, ricco di conoscenze  in materia di agricoltura, diviene in breve tempo, proprietario della più bella fattoria della contea vasta più di  80 acri di ottimo terreno. E' il primo agricoltore a piantare nella zona l'albero del fico è un abile produttore di ottimo miele e di gustoso burro. Con caparbietà ed impegno, sperimentando vari innesti di cultura mediterranea, riesce a produrre quattro nuove qualità di pere. James Bertoch, il pastore valdese del Piemonte, pioniere e colono delle selvagge terre della frontiera americana, muore, attorniato dal calore dei suoi cari il primo marzo del 1924.
Beus Paolo, nasce in Piemonte il 19 marzo del 1847. Ha circa nove anni quando Michele e Marion Beus, suoi genitori, nel 1856, navigando il fiume Missouri in compagnia di altre famiglie italiane si stabilisce a Ogden nello Utah. Qui il padre costruisce una casa e si dedica alla produzione e vendita di carbone. Gli affari vanno bene, la famiglia cresce e si incomincia a pensare di costruire qualcosa di solido per il futuro. Infatti, dopo qualche anno di commercio di carbone, la famiglia Beus, acquista dallo stato dello Utah una concessione di terreno formata da una grande distesa di terra e si dedica all'allevamento del bestiame e all'agricoltura. La fattoria dei Beus è situata in una zona dove la terra è arida, aspra, brulla e selvaggia, colma di insidie e di pericoli. I sacrifici, l'impegno e le conoscenze agricole di tutti i componenti della famiglia di pionieri italiani trasformano quel territorio in un paradiso fertile e produttivo. Gli annali della contea narrano che un anno la famiglia Beus raccoglie un massimo di trecento quintali di grano. Purtroppo la fattoria, è continuamente attaccata da indiani Shoshone, Bannock, Goshute e Ute che abbandonano le  riserve per dedicarsi a ruberie e vandalismi. A queste azioni di indiani ostili  i Beus, per ragioni di carattere religioso, non oppongono reazioni violente. Infatti, Paolo Beus, in qualità di attivista della Chiesa di Gesù Cristo dell'Ultimo Giorno, a bordo del suo carro, trainato da poderosi cavalli, raggiunge, pur non senza pericoli per il proprio scalpo, i villaggi più sperduti, gli accampamenti più isolati  portando ai nativi aiuti materiali e la parola del vangelo. Nel 1883, Paolo, si unisce in matrimonio con Caterina Combe, anch'essa di origine piemontese, dalla quale ha sette figli. Paolo, è anche il pastore ed insegnante della Chiesa di Gesù Cristo ed in questa veste raccoglie presso la piccola chiesa di Ogden, costruita con l'aiuto degli altri confratelli italiani, la comunità religiosa alla quale non fa mai mancare parole di conforto e di sostegno. In breve tempo diviene uno dei più importanti produttori di latte e di formaggi della regione, un ottimo riferimento per la diffusione delle tecniche di produzione agricola e di allevamento. Il suo lavoro scrupoloso e serio produce inevitabilmente importanti riconoscimenti nella contea. Paolo Beus, sconosciuto pioniere italiano delle selvagge terre del West, ha portato in quelle regioni le conoscenze secolari della cultura agricola italiana.
Di Giuseppe Toronto, che nei nuovi territori americani assumerà il nome di Joseph Toronto Bounous, si sa che nasce nel 1818 ma non si conosce la località. Per alcuni e nato in Sardegna per altri in Sicilia. Ma questo non è importante. Giuseppe è un marinaio che ha navigato su tutte le rotte dei mari conosciuti dell'epoca. Nel 1843 a bordo di un mercantile europeo sbarca a Boston dove abbraccia la fede Mormone accettandone il battesimo. Purtroppo l'italiano non condivide i consigli dei confratelli che lo invitano a stabilirsi sulla terraferma e riprende le vie del mare. Si pentirà di non aver accettato quell'ottimo  consiglio. Infatti, alcuni mesi dopo il vascello dove è imbarcato affonda sulle coste canadesi e Giuseppe rischia di perdere la vita. Sente di essere stato oggetto di un intervento divino. Senza esitazione, raccoglie tutti i suoi  risparmi e ritorna nella comunità mormone. Con la somma di 2.500 dollari in pezzi d'oro da venti dollari. faticosamente messi da parte, contribuisce a completare l'edificazione del Nuovo Tempio che rischiava di essere abbandonato a causa di mancanza di finanziamenti. Per questo motivo è considerato un eroe nella comunità mormone. Giuseppe, nel frattempo si stabilisce Salt Lake nello Utah dove diviene un allevatore di bestiame e capo mandriano nel grande ranch di Brigham Young Presidente della Chiesa degli Ultimi Giorni. E' stato  sicuramente il primo allevatore a condurre una grande mandria di bestiame  nei territori di Antelope Island situati al centro del Great Salt Lake. Nel 1849 è ordinato pastore  e, in compagnia del capo spirituale della comunità mormone americana, Lorenzo Snow, si prodiga a diffondere la parola di Dio e si impegna ad accogliere i rifugiati religiosi europei. 

Giovanni Ciacomo Bonnetti ( John James Bonnett) nasce ad Agrogna in provincia di Torino il 25 novembre 1835 e raggiunge lo Utah il 26 ottobre 1855 a seguito della Milo Andrus Company. Di questo pioniere si conosce poco. Le cronache ci dicono che ha vent'anni quando incomincia a mettere su le basi per la sua vita nelle terre della selvaggia frontiera americana. Di religione Valdese si converte al rito Mormone di cui diviene un valido esponente.  Il piemontese, conquista una ottima posizione divenendo un ricco agricoltore ed allevatore nella regione di Salt Lake. Lo stato dello Utah raccoglie le sue spoglie mortali. 

domenica 4 agosto 2013

Italiani nei Reggimenti Coloniali Francesi - Les Troupes de la Marine

Nell corso del XVII secolo molti italiani si arruolano nei Reggimenti Coloniali Francesi denominati Troupes de la Marine. Essi sono uomini d'armi, rampolli di nobili famiglie decadute, rivoluzionari, ribelli ed oppositori all'occupazione spagnola che si avventurano sulle acque dell'oceano in cerca di nuove opportunità. Di questi uomini si son perse le tracce. Le loro gesta e il loro contributo di colonizzatori si sono smarriti negli immensi e gelidi territori delle colonie nordamericane.
Antonio Crisafi nasce a Messina in una famiglia di nobile casato. A causa di problemi di carattere politico derivanti dall'insurrezione contro gli spagnoli che all'epoca occupano la Sicilia,  Antonio, perde i suoi diritti sul notevole patrimonio familiare e per evitare la forca fugge in esilio in Francia. Qui, insieme al fratello Tommaso è "invitato" a partire per il Canada. Al seguito di quattro compagnie di soldati regolari sbarca nel Quebec. E' il 1686, quando, inquadrato nelle Troupes de La Marine, prende parte ad una missione contro gli Indiani Seneca, i quali, alleati degli inglesi, attaccano gli avamposti delle compagnie mercantili francesi. Le qualità militari, il coraggio, l'audacia e l'ardimento di Antonio sono presi come esempio dal Governatore De Seignelay il quale, ben impressionato, lo nomina ufficiale. Il governatore arriva ad affermare che non vi è ufficiale più capace di Antonio Crisafi per comandare un forte di cento soldati. Per questo motivo gli viene affidato il comando di Fort Niagara del quale riorganizza le fortificazioni. In questa circostanza mette in evidenza una notevole esperienza e competenza in materia militare. Lungo la linea di  confine, Antonio, è costantemente impegnato a respingere gli attacchi dei gruppi combattenti indiani ostili e nello stesso tempo si difende dalle continue aggressioni inglesi che mirano ad impossessarsi dei territori delle colonie francesi. Dopo anni di onorevole ed eroico servizio per i francesi, l'italiano, ormai chiamato Marquis de Crisafy è nominato colonnello. Si distingue in modo particolare quando il Governatore gli affida il comando delle truppe di Sault S.L. Nella circostanza, usando astuzia ed intelligenza fa fallire il piano degli Irochesi tendente a distruggere l'avamposto francese. La fiducia che il Governatore ha in Antonio è illimitata tanto che gli viene ordinato di costruire un forte di Onongada per permettere ai barconi dei cacciatori francesi (Trappers) di svernare e di approvvigionarsi di viveri, munizioni, tabacco trinciato e alcool. Alla fine di questo ulteriore impegno di intrepido pioniere ed esploratore  è nominato Governatore di Montreal e comandante militare di tutto il Quebec inoltre gli viene affidato il territorio denominato Trois – Reviére. Il  siciliano diviene a giusta ragione una delle figure più importanti di tutta la Nouvelle France ed è riconosciuto come uno dei più proficui colonizzatori della regione. Il marchese Antonio Crisafi muore nella sua nuova patria a Trois- Rivièere nel luglio del 1706.
Lo stesso destino di Tommaso Crisafi fratello di Antonio.
Tommaso, nasce a Messina nel 1630 e segue le orme del fratello. Intorno al 1684/1685, Thomas de Crisafy, nome che assume in America, è al comando di un piccolo distaccamento di truppe coloniali francesi che opera lungo la linea di confine con il Montana. Nel 1690 è protagonista di una azione eroica. Si racconta che, il comandante Thomas, alla testa di un reparto di soldati e trappers percorre un lungo tragitto selvaggio ed inesplorato con lo scopo di portare aiuto ad alcune famiglie di coloni assediate da indiani ostili  in una fattoria. Dopo un interminabile cammino tra vecchi sentieri e nuove piste, gli uomini guidati da Tommaso, giungono a destinazione e con armi in pugno mettono in fuga il nutrito gruppo di guerrieri Irochesi salvando l'intera comunità di coloni da un sicuro massacro. L'anno successivo è al comando di un distaccamento militare ad Oneida. Tommaso, mostra doti di comando, di acume strategico e militare che gli valgono la fiducia del Governatore che gli affida il comando del Forte Cataracoui. Nonostante anni di encomiabile servizio caratterizzato da un grande senso di fedeltà e di lealtà verso la corona francese, Tommaso, non riesce ad ottenere dal governo quel sodalizio che gli permetterebbe di vivere decorosamente. Per questo motivo, al termine della carriera militare, sfruttando la sua ampia esperienza di conoscitore dei territori situati su tutta la frontiera diviene guida- scout e abile cacciatore. Si mette al servizio del fratello Antonio per combattere gli Irochesi e gli Uroni instaurando e facilitando alleanze con le tribù indiane  dei Nez Percé,  Flathead,  Cayuse  e Carrier con i quali commercia pelli e pellicce. In breve tempo diviene un importante riferimento per le compagnie mercantili alle quali fornisce pelli di marmotte, castori, cervi e camosci. La sua morte viene registrata a Montreal nel 1696.
Piero Di Lietto oltre ad essere Capitano delle Troupes De la Marine  francesi è anche Agente per gli Affari Indiani. Cugino del ben più famoso esploratore Tonti, nasce a Napoli intorno al 1661. Nel 1685, è costretto ad abbandonare Napoli in seguito ad una rivolta contro i spagnoli che fallisce miseramente. In compagnia del cugino Alfonso Tonti, si imbarca da Marsiglia tra le file di un  distaccamento di truppe coloniali francesi per il nuovo mondo. Sbarca nella regione di Novelle France o New France dove raggiunge il forte Saint- Louis comandato da Enrico Tonti. Nel forte francese, il giovane napoletano, dopo un breve periodo di ambientamento viene inviato in missione in un accampamento di indiani Illinois con i quali instaura rapporti di amicizia e collaborazione. Lo scopo della convivenza con la tribù indiana è quello di assimilarne gli usi, i costumi e la lingua. I progressi di Piero sono tali che dopo circa tre anni riceve l'incarico di occuparsi del trasferimento strategico delle tribù Illinois che gravitano intorno a Forte Sait- Louis. Nella circostanza è comandante della piazza d'armi di Chicago ed è nominato Agente per gli Affari Indiani. Gli indiani alleati ai francesi sono molto importanti per le compagnie mercantili in quanto essi forniscono oltre alle pelli ed il pellame da inviare sui mercati d' Europa anche il controllo dei territori di confine. Piero, quindi, è impegnato a convincere gli Illinois e gli Miamis, in perenne guerra tra loro, a stipulare un accordo di pace. Solo in questa maniera le due tribù possono opporsi ai potenti indiani Foxes alleati degli inglesi. Piero, fornisce alle tribù amiche armi, munizioni, viveri ed addestra i giovani guerrieri a tecniche di guerriglia che ben presto danno ottimi risultati. Infatti, in breve tempo, le tribù ostili dei Foxes vengono sconfitte e gli inglesi sono costretti a stipulare una tregua che permette ai francesi di riprendere possesso delle proprie colonie e a ridisegnarne i confini. Nel 1717, il territorio degli Illinois è annesso alla Louisiana. Piero, in qualità di agente indiano, è impegnato ad aiutare gli indiani amici che ormai decimati ed indeboliti dalle continue guerre sono sottoposti ad umiliazioni, soprusi e privazioni. Purtroppo, a seguito della nomina a capitano  è costretto ad abbandonare gli indiani per prendere il comando di un fortilizio al confine con il Canada. Questo gli provoca molto dispiacere. Egli ha grande nostalgia degli amici indiani dei quali non può più fare a meno, quindi, con grande coraggio e fermezza, rassegna le dimissioni e si ritira dall'esercito. Torna nei territori indiani e riprende ad occuparsi degli Illinois, Miamis e Natchez. Da questo momento si perdono le tracce di Piero Di Lietto, pioniere napoletano, nelle terre del nord sul confine canadese. Non è da escludere che il napoletano abbia terminato la propria vita intorno al fuoco in una tenda indiana insieme alla sua squaw Illinois. Piero Di Lietto muore, si suppone, nel 1728.
Anche Di Lietto (Tonti) Carlo, discendente diretto delle due note famiglie di esploratori napoletani, ha un importante esperienza nelle terre di confine americano. Nasce il 13 maggio del 1697 e già nel 1720 a ventitré anni è nominato ufficiale delle truppe francesi di stazza nella Louisiana. Subito dopo la nomina è assegnato alla compagnia del Comandante Pierre de Artguitte con il quale compie, per diversi anni, un servizio di controllo nei territori compresi fra l'Illinois e il Missouri. Tra il 1722 e il 1723, durante una licenza, visita il Canada dove incontra e sposa una giovane donna dalla quale ha un figlio. La coppia si stabilisce a Chambly città nella quale avviene la prematura morte del piccolo figlio. Il triste episodio segna profondamente l'italiano il quale abbandona la moglie e la tranquilla vita familiare per raggiunge i grandi boschi del nord. Dieci anni dopo ottiene un nuovo incarico presso Fort de Chartres situato sul confine canadese-americano. Qui in compagnia della sua nuova moglie, Carlo, conduce una vita tranquilla e serena anche perchè nei pressi dei territori del forte si vive sufficientemente bene e al sicuro. Infatti, i vecchi documenti del censimento raccontano che la coppia è proprietaria di una casa, di un orto, di due vacche e di due maiali. Negli anni successivi, Carlo, è il vice comandante di un forte militare situato in una aspra regione di confine nella località di Green Bay nel Wisconsin. Le ottime capacità di comando, l' esperienza militare e le profonde conoscenze degli usi e dei costumi delle tribù indiane dei Cree, dei Carrier e dei Mountain, procurano al pioniere altri impegnativi incarichi. E' nominato comandante di un importantissimo avamposto militare situato in una sperduta regione compresa tra i Grandi Laghi e il Mississippi. Il piccolo forte ha una funzione vitale per le comunità francese. Infatti, i militari del forte comandati dal giovane napoletano, compiono operazioni a protezione delle attività di caccia ed esplorazione dei nuovi territori. Gli uomini di Carlo devono difendere gli accampamenti dai gruppi guerrieri di indiani Shoshoni che, spinti dal freddo e dalla fame, attaccano i cacciatori in cerca di facili bottini. Al termine dell'incarico, portato avanti con successo, il pioniere Carlo Di Lietto Tonti, ottiene il prestigioso incarico di comandare per qualche tempo lo storico Fort Frontenac nei pressi di Kingston nell'Ontario. Alla fine di questa ulteriore missione si ritira a Montreal dove presta servizio nella fortezza della città. Qui, all'età di cinquantadue anni, colpito da polmonite, Carlo Di Lietto Tonti, il pioniere di sangue napoletano, muore il 9 luglio del 1749.

lunedì 29 luglio 2013

Andriano Giuseppe è eletto Sceriffo della Contea di Buchanan

Andriano Giuseppe occupa un posto di rilievo nella storia della Contea di Buchanan in Missouri. Rampollo di una nobile famiglia lombarda nasce a Heidelberg nella regione di Baden (Germania) il 15.10.1841. Nel 1849, all'età di otto anni s'imbarca con tutta la famiglia dal porto francese di Le Havre su di un vascello diretto verso le terre del nuovo mondo. Dopo alcune settimane di navigazione la famiglia italiana sbarca a New Orleans da dove, a bordo di chiatte fluviali, risale le impervie acque del Mississippi sino a raggiungere lo sperduto villaggio di St. Joseph. Qui, tra pericoli e privazioni affrontano dure condizioni di vita dovute al fatto che il villaggio di St. Joseph altro non è che solo un piccolo avamposto di scambio pelli privo di qualsiasi struttura pubblica abitato esclusivamente da cacciatori, indiani, donne di malaffare ed avventurieri. La famiglia si sistema alla men peggio nei pressi di un casolare dismesso dove inizia a produrre bevande e soda. Giuseppe, trova lavoro nel magazzino di Koch & Borngesser. Allo scoppio della guerra civile del 1860, Giuseppe, diciannovenne non esita ad arruolarsi nel Reggimento della Milizia del Missouri tra le file della Compagnia “C” sotto il comando del capitano Lovering. In questa occasione è impiegato con il reggimento a protezione dei confini dello stato e partecipa ad innumerevoli scontri a fuoco. Successivamente entra a far parte della Compagnia del maggior Hartwing dove ottiene i gradi di capitano che gli vengono conferiti per diretta iniziativa del Governatore Fletcher il quale gli riconosce coraggio, audacia e capacità di comando. Alla fine della guerra, congedatosi con onore, ritorna a St. Joseph dove rimette su la vecchia fabbrica di famiglia e riprende la produzione di soda e bibite. Nel 1871 si trasferisce a Chicago dove crea la più importante azienda per il trasporto pubblico di passeggeri. Una fitta rete cittadina di omnibus collega le principali strade della città da Lake Street a Slate Street, da Wabash Avenue a Washington Street sino a Lincoln Park. Durante la permanenza a Chicago sposa la giovane americana Isabella Young che lo rende padre per due volte. Purtroppo il figlio, James, muore in tenera eta. Nel 1873 a causa del catastrofico incendio che colpisce la città abbandona l'attività e ritorna a St. Joseph dove nel locale ufficio postale di proprietà del sig. F.M. Posegate è nominato responsabile delle registrazione degli atti del dipartimento per le concessioni dei territori. Da questo momento la crescita sociale dell'italiano non conosce ostacoli. Nel 1880 è nominato esattore della città, incarico che conduce per quattro anni. Diviene il presidente della St. Joseph Brewery, la più grande fabbrica di birra della città, dove vi rimane sino al 1886 e nello stesso anno, alla fine della presidenza presso la birreria, è eletto Sceriffo della Contea di Buchanan. L'episodio della elezione a sceriffo merita un particolare approfondimento. Infatti la circostanza evidenza le difficoltà di inserimento sociale che affrontavano già da allora le persone che non erano di chiara estrazione anglosassone. Le cronache del tempo raccontano che alla vigilia della consultazione elettorale l'antagonista di Giuseppe lo sceriffo John Cory ha un vantaggio di circa cinquecento voti. Nonostante ciò, al termine delle votazioni, Giuseppe, risulta vincitore con ben 295 voti di vantaggio. I suoi oppositori capeggiati da J. Cory cercano di delegittimare l'elezione contestandogli il fatto di non essere cittadino americano. Il Tribunale della Contea in ogni caso riconosce la validità della nomina e conferma Giuseppe alla carica di sceriffo della Contea. J. Cory, non ancora pago, non accetta il verdetto del tribunale e ottiene una sentenza a suo favore dal giudice amico Spencer. Solo nel 1887 la Corte Suprema decide che, Giuseppe Andriano, non solo è cittadino americano ma è anche Sceriffo della Contea di Buchanan. Finalmente lo sceriffo Giuseppe Andriano può prendere possesso del proprio ufficio che terrà sino alla fine della naturale scadenza. Durante il suo operato, Giuseppe, lotta contro i razziatori di bestiame, insegue i ladri di cavalli, è testimone di diverse impiccagioni e con l'aiuto dei suoi vice evita il linciaggio di un ladruncolo. Sparatorie, scaramucce, intimidazioni e agguati sono il suo pane quotidiano che affronta sempre con coraggio, onore e competenza.
I giornali dell'epoca ricordano l'italiano come un uomo di carattere fiero, leale e generoso.