martedì 31 dicembre 2013

Verso le Terre dell'Azzardo


Il 12 ottobre del 1492 i marinai delle caravelle di Cristoforo Colombo, esausti e sfiancati dal lungo viaggio, gettano per la prima volta nella baia di Guanahani (oggi San Salvador) le ancore delle tre caravelle. E' l'inizio di un nuovo corso che in pochi anni coinvolgerà il mondo intero. Infatti,  nello stesso istante in cui Cristoforo Colombo ordina ai marinai di calare le scialuppe per raggiungere la riva, nasce uno dei più affascinanti miti della storia moderna. La scoperta del Nuovo Mondo e le vicende che si rincorrono nel corso di quattro secoli, (1492 -1892) creano, alimentano e saziano l'epopea western. Un incrollabile mito che ancora oggi solletica l'immaginazione. Tutto inizia con la la diffusione in Europa delle prime notizie provenienti dalle nuove terre. L'esistenza di favolosi “Eldorado” ai confini settentrionali del Messico, le ricche ed  inesplorate foreste dei gelidi territori dei Grandi Laghi, le polverose praterie con le  possenti mandrie di bisonti, gli impetuosi fiumi lungo i quali le  tribù dei nativi costruiscono i loro villaggi alimentano le più fervide fantasie. Le suggestioni di questi immensi e selvaggi territori ispirano gli animi degli uomini più avventurosi i quali, spinti da un irrefrenabile sete di conoscenza, s'imbarcano nei porti europei su gracili vascelli  pur di metter piede sulle terre dell'azzardo. E' un diverso modo di concepire la vita. E' una dimensione tutta speciale dove sembra che l'avventura non abbia mai termine. Purtroppo non sarà sempre così. Infatti l'inesorabile  sviluppo dell'industria e della modernità imprigionano il rude cowboy ed il bellicoso guerriero indiano in una sorta di nostalgico oblio romanzesco. L'epopea Western perde il proprio valore reale e viene relegato nelle incorruttibili  pagine della leggenda. Nel percorso di quest'analisi non si è preso  in   considerazione le vicende dei grandi personaggi storici come  Giuseppe Garibaldi, Amerigo Vespucci, Giovanni da Verrazzano, Antonio Meucci  che già posseggono per motu  proprio un posto nella storia americana ma ci si è soffermati a descrivere le storie e le umane vicende  della  gente comune che nel proprio piccolo e inconsapevolmente hanno speso la propria esistenza nei territori del "Nuovo Mondo".  La domanda alla quale si tenta di rispondere è la seguente: si è certi  che la formazione del mito del  Far West  sia  figlio esclusivamente  della cultura inglese?
Sembrerebbe di  si. In effetti,  se si fa  eccezione per alcune sacche di cultura francese in Lousiana e in Canada e di alcune influenze spagnole in California, Texas e Florida, quasi tutti i territori dell'America del Nord subiscono sin dalla loro scoperta un inarrestabile e continuo processo di inglesizzazione che diventerà elemento portante della colonizzazione americana. La predominante cultura anglofila diviene, nel corso dei secoli, il più essenziale se non l'unico strumento di completa integrazione nelle terre del nuovo mondo. In questo contesto la società americana si sviluppa intorno a quelli che sono i principi fondanti del mondo anglosassone. La lingua, la religione, la gestione e l'organizzazione delle istituzioni e della giustizia, l'apparato militare e le regole per lo sviluppo dei rapporti sociali e civili vengono direttamente importati ed assimilati dalla lontana Inghilterra.  Di conseguenza, anche i flussi emigratori diretti verso le terre americane sono gestiti dall'onnipresente amministrazione inglese. Le rotte, i porti, le navi e le stesse compagnie di navigazione  sono sotto lo stretto controllo inglese che influenza i grandi flussi migratori provenienti dal “Vecchio Continente”. In questo contesto s'incoraggiano le immigrazioni delle popolazioni del Nord Europa più facilmente assimilabili dalla cultura inglese come gli irlandesi, scozzesi, tedeschi, belgi, olandesi, svizzeri, russi e boemi a discapito delle popolazioni provenienti dal bacino del Mediterraneo come i greci, slavi, nordafricani, ciprioti e turchi. Quindi gli italiani, simbolo stesso della cultura  mediterranea, trovano difficoltà ad inserirsi ed a partecipare alla colonizzazione del nuovo mondo. A ciò bisogna aggiungere che  l'Italia sino al 1865 non è uno stato unitario e quindi non dispone di ambasciate,  consolati, e quindi di una  politica estera mediante la quale stipulare accordi commerciali, militari e culturali con l'Inghilterra, in più,  la crescente discriminazione culturale verso i latini stigmatizzata da un ossessionante sentimento anticattolico ed antipapalino degli inglesi  contribuiscono efficacemente alla esclusione degli italiani dal processo di colonizzazione delle terre d'America. Quindi, a parte   il massiccio ed epocale  flusso emigratorio di natura economia  agli inizi del 1900 non risulta essersi verificata nessun altra precedente emigrazione di massa di italiani verso le terre americane. In considerazione di tutto ciò si può affermare che gli italiani non fossero presenti nell'epopeica formazione del vecchio west ?
Sembrerebbe vero ma alcune ricerche dimostrerebbero il contrario.
Ma allora come hanno fatto questi uomini a raggiungere  l' "America"?
Nel corso degli anni si sono creati in modo automatico e naturale diversi metodi per affrontare la lunga e pericolosa attraversata dell'Atlantico. I sistemi adottati dagli italiani altro non sono che l'espressione diretta della loro stessa condizione sociale. Infatti il metodo e la natura del viaggio è la diretta espressione  della propria condizione politica, religiosa, sociale, economica e culturale. Vediamo, quindi,  che i nobili, ricchi mercanti, diplomatici, blasonati, adepti  di logge massoniche raggiungono con mezzi propri e in epoche diverse l'America. Questi individui, fieri ed orgogliosi della propria italianità, non abbandonano  la propria nazionalità e la propria identità. Al contrario invece  dei poveri, dei popolani e dei contadini  che,  arruolati di forza nei reggimenti delle truppe  francesi e spagnole, vengono inviati da militari nelle colonie americane. Purtroppo, questi italiani, per un inevitabile processo di cameratismo obbligato  perdono la propria identità nazionale accettando di diventare sudditi  dello stato per il quale combattono. Allo stesso modo interi nuclei di famiglie italiane sono  costretti a  nascondere la propria  identità pur di raggiungere il sogno americano. Essi  scelgono la strada più tortuosa e più scomoda. Difatti, si trasferiscono in Gran Bretagna, in Olanda o in Germania  dove, dopo una adeguata permanenza, ricevono nuovi "passaporti"  idonei per imbarcarsi per l'America.  Questa prassi è stata per gli italiani una sorta di annullamento dell'identità personale in quanto, in diverse occasioni, prima di partire, molti individui hanno dovuto inglesizzare il proprio cognome facendo perdere le tracce della loro nazionalità originale. Sono stati costretti a troncare il cognome Brunetti in Brunett – Pannelli in Pannel – Lombardi in Lombard oppure hanno aggiunto consonanti ai loro cognomi come nel caso di Anna che diviene Hanna. Altri ancora come i componenti della famiglia dei Tagliaferro sono diventati nel corso degli anni Tallfer, Tolliver, Tolver. Allo stesso modo i componenti della famiglia siciliana dei Pacetti sono diventati nel mondo americano Paxett, Pacetty, Padcett, Paxetty. I Canova si dichiarano olandesi trasformando il proprio cognome in Cazeneuvs, e un Trotti si dichiara cittadino tedesco con un improbabile “Von Trotti”. Vi è poi la grossa schiera dei rifugiati politici e perseguitati religiosi (Valdesi , Ugonotti, Ebrei) che costituiscono un altra categoria di italiani che raggiungono l'America con un altro sistema. Essi sfruttano e utilizzano i mezzi, i contatti e le coperture delle proprie organizzazioni religiose e/o politiche. Anche in questo caso, per aspetti oggettivi strettamente connessi alla propria situazione di perseguitati, si perdono le  loro tracce. In questo caso la nobile famiglia siciliana dei Crifasi raggiunge il Canada, al seguito delle truppe francesi, sotto le spoglie dei De Crifasy, mentre l'esploratore Tonti  in America è per i francesi Henry De Tonty. Poi vi sono  i religiosi della   Chiesa Cattolica che con le sue organizzazioni, prime fra tutte  dei Gesuiti e dei Francescani, invia nella lontana America schiere di frati, monaci e sacerdoti con il compito di evangelizzare le nuove terre. In questo cammino vi sono esempi di uomini che danno un grande contributo alla formazione  della nascente nazione americana. In questo caso le origini e i cognomi degli ecclesiastici che prendono parte alla grande avventura americana sono noti e ben considerati nella storia del nuovo mondo. I deportati, che invece sono  costretti ad abbandonare l'Italia con la forza, costituiscono il primo grande e massiccio flusso di immigrati di soli maschi italiani  che raggiunge l'America. Essi per la maggior parte sono i reduci del Regio Esercito delle Due Sicilie sconfitto dai Mille di Garibaldi che si rifiutano di giurare fedeltà all'Esercito Piemontese e scelgono la strada della deportazione forzata in Alabama, Georgia e Lousiana. Ed infine i patrioti risorgimentali i quali, alla fine della guerra d'unificazione della penisola italiana, pur di seguire i principi di giustizia e libertà e pur di soddisfare la propria fame di avventura, raggiungono le terre americane per arruolarsi tra le  truppe nordiste. Questo in sintesi sono i modi con i quali si forma nel tempo la variegata moltitudine di italiani che partecipano senza  ufficialità alla formazione del  Vecchio Selvaggio West. E in questo Blog si raccontano le loro storie.